
G. de Santillana: la sapienza degli stoici  una scienza fisica e
naturale

Giorgio de Santillana, autore del primo volume di una Storia del
pensiero scientifico curata dall'Universit di Chicago all'inizio
degli anni Sessanta, dopo avere messo in evidenza che nel corso
della storia della civilt occidentale il concetto di natura 
andato soggetto a continui cambiamenti - per cui un'espressione
come vivere secondo natura ha senso solo se riferita a un
contesto storico e culturale preciso -, analizza che cosa
intendano gli stoici per pnema e come questo principio sia stato
importante non solo per la scienza antica, ma anche per la scienza
moderna e, in particolare, per Newton. La ricerca scientifica nel
mondo antico non  mai separata dalla ricerca filosofica: essa
nasce - come  evidente per gli epicurei e per gli stoici - dal
desiderio di felicit e dalla convinzione che questa sia
raggiungibile attraverso la conoscenza. Le ipotesi che vengono
formulate - come quella atomistica, o questa dello pnema - non
sono comunque costruzioni fantastiche, ma frutto di una attenta
osservazione del mondo naturale: e proprio per questo possono
essere collocate a pieno titolo all'interno della storia della
scienza

Gli stoici insegnavano che l'uomo deve vivere secondo natura. In
tal modo, se  per questo, vivevano anche gli austeri cinici e gli
allegri edonisti, ma essi con quella parola intendevano
semplicemente la natura umana, in quanto opposta alle convenzioni
sociali. Gli stoici cercavano di inquadrare l'esistenza umana in
una concezione ben articolata e ragionata dell'universo e si
facevano chiamare fisici.
Per la loro physis, essi risalirono a Eraclito. Quello che essi
volevano ricavare da questo antifisico per eccellenza tra tutti i
fisici era la visione dinamica, l'elemento Fuoco che governa
l'universo e porta con s il lgos dei suoi mutamenti. Si potrebbe
pensare che il prossimo passo per andare oltre sarebbe stata una
interpretazione metafisica del lgos, come quella tentata da
Platone. Invece gli stoici ricorsero risolutamente a un Fuoco
fisico, intelligente, sempre-vivo. Ci fu probabilmente dovuto
al grande prestigio della scuola di medicina di Diocle, che aveva
basato sullo pnema la sua fisiologia. Ma ci che va bene per dei
medici pu diventare ostico per dei filosofi. Ci di cui gli
stoici avevano veramente necessit era una interpretazione del
lgos che governa l'universo. Eraclito lo aveva situato al centro
di tutte le cose, ed  quello che essi volevano; farlo diventare
qualcosa di veramente fisico gli dava un aspetto invero assai
ambiguo.
Il sistema divenne vitalistico fino dalla base. Non vi  oggetto
animato o inanimato che non sia tenuto insieme dallo pnema,
ricevendo da esso forma e qualit. L'intero universo  tenuto
insieme allo stesso modo nel vuoto infinito che lo circonda, esso
 vivo come ognuna delle sue parti, la sua anima infuocata lo
pervade tutto quanto. Siamo qui su un terreno assai diverso da
quello di Platone e dei suoi successori. Comunque immateriate
possano essere le forme di Aristotele, per quanto il suo universo
possa essere dinamico di vita pulsante, le Forme hanno pur sempre
una priorit, esplicitamente formulata nell'intelletto. L'intero
schema  essenzialmente un piano, un disegno sovrimposto alla
materia. Laddove  un disegno, vi sono anche archetipi nella mente
di Dio, ed anche se Aristotele evit il problema e segu un'altra
strada,  ragionevole supporre che quegli archetipi fossero
matematici. E' nello spirito insopprimibile della tradizione
platonica.
Invece per gli stoici, che rimasero dei monisti intransigenti, il
fatto della Vita  diretto e primario, essendo incorporato nella
sua sostanza basilare. Quanto vi  di Ragione, emerger
eternamente dalle tenebre della Generazione. L'universo crea
eternamente se stesso in virt delle sue stesse forze interne, che
poi lo tengono insieme. Non vi  distinzione fra cielo e terra. E'
una visione assolutamente organicistica e non si avverte
l'esigenza di una mente esterna che regoli il tutto. Questo
monismo rigoroso porta con s il vantaggio di un forte
determinismo. L'universo stoico, poi,  governato da ragione e
necessit, sebbene di un certo tipo, senza concessione alcuna a
concetti come la libera deviazione degli epicurei, n, d'altra
parte, alla inadeguatezza della materia nel reagire e tentar di
corrispondere al disegno perfetto, come nella filosofia platonica.
Il mondo degli stoici  un universo in blocco, completo in se
stesso. L'intuizione vitalistica comporta un senso quasi mistico
dell'unione con il travaglio delle forze di natura come le
sentiamo riflesse in noi. Essa si espande in un senso di vasta
solidariet cosmica che a sua volta definisce la solidariet fra
gli uomini

 (G. de Santillana, Le origini del pensiero scientifico, Sansoni,
Firenze, 1966, pagine 302-303).

